Perdere la macchina in Francia e come recuperarla

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Oggi vi voglio raccontare di quella volta in cui abbiamo perso la macchina e avevo programmato di vedere i castelli della Loira.

Dopo essere arrivati a Tours, città centrale della regione della Loira, da cui è possibile arrivare nei vari castelli percorrendo pochi km. Il programma prevedeva di visitare sicuramente tre castelli, lo Château de Chenonceau, lo Château de Amboise e lo Château de Chambord.

Vengo svegliata la mattina all’urlo dei mamma che annuncia che la macchina è sparita, non è più nella piazza sotto casa dove l’avevamo lasciata il pomeriggio precedente. Apprendiamo che è stata rimossa nella notte, perchè era giorno di mercato e non si poteva parcheggiare. A nostra discolpa vi dico che nessuno di noi parla il francese, ma non avevamo nemmeno visto nessun cartello di divieto, pur essendoci.

Gendarmerie prima parte – perdere la macchina

Io e il mio babbo ci rechiamo alla Gendarmerie (lo scrivo alla francese) vicino casa (per fortuna) per capire che fine avesse fatto la macchina, In questa occasione scopro che mio padre che parla bene inglese, parli anche un pò di francese, quel tanto che basta per farci dire che la macchina è al deposito dall’altra parte della città. Nessuno alla Gendarmerie parlava inglese, figuriamoci l’italiano. Sempre in un francese un pò arrangiato riusciamo a farci chiamare un taxi.

Il tassista, che parla inglese, ci chiama il deposito per dirgli che stiamo andando a prendere la macchina (in Francia bisogna telefonare al deposito in modo da trovare il personale per farci dare la macchina). Arrivati lì scopriamo che per ri avere la macchina la Gendarmerie doveva rilasciarci un documento.

Non abbiamo altra scelta che quella di tornare alla Gendarmerie per recuperare questo foglio, ci facciamo chiamare un altro taxi per fare il percorso inverso.

Anche il ragazzo del deposito parla solo francese, ma essendo giovane, apre sul telefono il traduttore, lui scrive in francese e noi leggiamo in italiano. Non so quanto abbia ringraziato mentalmente l’inventore delle apps.

Ormai siamo abituati a vivere di app soprattutto i nostri figli, e noi genitori a brontolarli (brontolare termine toscano per dire rimproverare) ma in certi casi le apps ti salvano la vita, o ti fanno ritrovare la macchina.

Gendarmerie seconda parte – le papier

Arriviamo nuovamente dentro alla gendarmerie, parliamo nuovamente con il ragazzo e gli diciamo che per recuperare la macchina ci deve dare il ‘papier’ letteralmente carta, che noi intendevamo come verbale.

A questo punto il povero gendarme, un pò inesperto, si reca dal superiore, per capire che papier volevamo, ci fanno accomodare nell’ufficio del capo, raccontiamo per l’ennesima volta quello che era successo, affranti e quasi certi che la macchina non l’avremo più vista.

Anche in questo caso parla il mio babbo, una sorta di francese misto inglese, ancora oggi mi risuona il testa la parola papier.

Finalmente ci danno questo benedetto pezzo di carta, il gendarme giovane che si scusa di continuo per non averci dato il foglio al primo giro in caserma. Ci facciamo chiamare il secondo taxi.

Se vi dovesse capitare ricordatevi di farvi dare le papier dalla gendarmeria.

Il secondo Taxi

Il secondo tassista arriva a prenderci tipo dopo mezzora averlo chiamato, parla solo francese, e abbiamo sempre il solito problema di dover chiamare il deposito delle macchine per dirgli che stiamo andando a prendere la macchina e che ci sia qualcuno ad attenderci. Dopo vari tentativi con il tassista riusciamo a fargli capire se ci chiama il deposito e parla lui. Preso per sfinimento o meno, acconsente a parlare con il deposito.

Ecco questo tassista fa parte dei francesi antipatici con la puzza sotto il naso, il primo ha fatto tutto lui, ha chiamato a tradotto senza che noi chiedessimo niente. Qualche francese ‘normale esiste’.

Deposito – recuperiamo la macchina

Arriviamo nuovamente al deposito macchine, ma questa volta il personale ci ha informato telefonicamente che non arriverà prima di mezz’ora.

Collegata telefonicamente con Bianca che era rimasta a casa con mamma, le comunico i nuovi sviluppi e la nuova tempistica, siamo arrivati alle 11:30 del mattino, e il recupero della macchina sembra ancora un lontano miraggio.

Intanto nonna e nipote, sono andate la mercato, tanto era sotto casa, sono andate a fare la spesa, e stanno preparando il pranzo. Il nostro programma per la visita ai castelli è completamente saltato, fortunatamente a Tours avevo prenotato per 2 notti, forse riusciamo a vedere almeno un castello. Questa giornata è peggio di quando a Granada abbiamo passato la mattinata alla concessionaria auto per un problema alla macchina.

Il carro attrezzi arriva dopo 1 ora di attesa, immaginate la scena, io e il babbo in questo parcheggio al sole in mezzo al niente, ad aspettare il ragazzo, dove l’unica zona in ombra era data dall’ombra del casottino del deposito, e noi seduti in terra.

Esausti
Piazzale deposito macchine

Ad arrivare è sempre il ragazzo della mattina, che si ricorda la storia e non dobbiamo dirla nuovamente. Consegniamo le papier e finalmente ci danno le chiavi della macchina.

Pur essedo in una zona industriale dall’altra parte della città riusciamo a tornare a casa senza dover mettere il navigatore, con tutti questi avanti e indietro ricordiamo la strada perfettamente.

Arriviamo a casa che sono quasi le 13, e siamo distrutti, nemmeno avessimo scalato l’Everest.

Conclusione

Questa vicenda è sicuramente uno dei tanti inconvenienti che possano capitare durante un viaggio lontano da casa senza conoscere la lingua, ma l’arte dell’arrangiarsi fa parte del nostro DNA di italiani, e ancora di più del mio.

Viaggio per il mondo parlando solo italiano. Pur avendo studiato l’inglese a scuola è una lingua che non vuol entrarmi in testa, infatti nei nostri viaggi a parlare è sempre il mio babbo, riesco a capire abbastanza, ma non riesco a fare un discorso. So quel poco che basta per una sopravvivenza base. Devo anche riconoscere che sono fortunata, ovunque vada specialmente se sono in difficoltò trovo sempre qualcuno che parla italiano. Come quando in Australia dovevo chiedere un cappuccino tiepido e il ragazzo del bar parlava italiano. E ancora oggi non so come si dica, pur avendo cercato più volte la traduzione.

Di tutti i nostri viaggi e ricordi questo è una dei più divertenti, che abbiamo vissuto, ancora oggi quando lo ricordiamo ci facciamo una bella risata.

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